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Impatto economico del lockdown: un’analisi settoriale e regionale delle misure di contenimento

Il documento redatto dalla task force fornisce informazioni utili per gestire un nuovo lockdown.

Data 15 giugno 2020

Il documento redatto dalla task force istituita dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione in accordo con il Ministero della Salute per valutare e proporre soluzioni tecnologiche data driven e affrontare l’emergenza sanitaria, sociale e economica legata alla diffusione del virus SARS-CoV-2 sul territorio italiano, effettua un’analisi settoriale e regionale dell’impatto economico causato dal Covid-19 con due finalità: valutare l’impatto economico delle misure di contenimento e fornire informazioni utili per gestire un nuovo lockdown

L’Italia è ormai nel pieno della fase 2 e si prepara alla riapertura totale dell’attività economica, nonostante la minaccia del Coronavirus non sia del tutto scomparsa. Questo studio effettua un’analisi settoriale e regionale dell’impatto economico dell’emergenza Coronavirus con due finalità: i) valutare l’impatto economico delle misure di contenimento; ii) fornire informazioni utili per gestire un nuovo lockdown (evento che potrebbe ripetersi in seguito ad una possibile recrudescenza dell’epidemia) e la successiva riapertura dell’economia. L’analisi mostra come la forte interdipendenza fra i settori produttivi e l’elevato dualismo dell’economia italiana impongano forti vincoli sulla gestione della ripartenza dell’attività economica dopo un lockdown. Allo stesso tempo, un’analisi dettagliata delle filiere di produzione - identificate in base alle domande che esse soddisfano (es. vestiario) e ai mercati esteri (es. USA) - e dell’esposizione al rischio Covid-19 dei lavoratori coinvolti permette di identificare il rischio di contagio legato all’attività produttiva e differenziarlo a livello regionale. Le conclusioni dell’analisi delle filiere e mercati esteri considerati inducono un cauto ottimismo, perché il numero di lavoratori esposti al rischio Covid-19 sarebbe poco più dell’1’% del totale degli occupati italiani a fronte di una produzione pari a un quarto del totale.

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