Intervista al Sottosegretario Alessio Butti a "Il Messaggero"
Butti: "Minori, più tutele in rete. Responsabilità ai genitori e profili in base all'età"
Il sottosegretario all'Innovazione: "Sui social non c'è ancora una soglia anagrafica, coinvolgeremo le piattaforme. Le regole le stabilisce il governo, no al diritto di veto"
Il Messaggero
A fare "sintesi" ci penserà Giorgia Meloni, ma l'obiettivo condiviso, parola di Alessio Butti, è arrivare a "costruire un ecosistema digitale più sicuro per i minori". Per riuscirci, spiega il sottosegretario all'Innovazione tecnologica, servirà "garantire più canali di attivazione delle tutele". Con il coinvolgimento dei genitori e delle piattaforme, ma anche dei rivenditori e dei gestori telefonici.
Sottosegretario, il governo lavora a un provvedimento per garantire maggiori tutele ai minori nell'uso dei dispositivi elettronici. A che punto siete?
"Siamo in una fase avanzata di approfondimento tecnico e normativo. Sul versante della verifica dell'età, l'Italia ha già completato con successo la sperimentazione nazionale della soluzione europea di age verification, realizzata dal Dipartimento per la trasformazione digitale insieme ad Agcom, con il supporto tecnologico di PagoPa e IPZS. Sul piano normativo, è in valutazione una proposta che punta a rafforzare la tutela dei minori nell'ecosistema digitale, soprattutto attraverso strumenti di controllo parentale e profili d'uso adeguati all'età. L'obiettivo è arrivare a una disciplina seria, tecnicamente sostenibile e coerente con il quadro europeo. Ovviamente sarà la presidente del Consiglio a fare sintesi e assumere le decisioni finali."
Quali sono le principali novità?
"La priorità è costruire un ecosistema digitale più sicuro per i minori, intervenendo su due piani. Da un lato c'è l'age verification, cioè la possibilità di verificare in modo anonimo e rispettoso della privacy il superamento di una determinata soglia d'età per accedere a specifici servizi. Dall'altro ci sono i sistemi di parental control, che consentono ai genitori di regolare tempi, modalità e contenuti della fruizione digitale dei figli. Ci stiamo muovendo nella direzione di profili dedicati ai minori al momento della configurazione dei dispositivi, offerte junior associate alle Sim e una maggiore responsabilizzazione di tutti gli attori della filiera."
È previsto il coinvolgimento dei gestori telefonici e dei rivenditori per l'attivazione di sistemi di controllo parentale?
"Sì, il coinvolgimento è uno dei cardini dell'impostazione in esame. Anche le piattaforme devono essere parte attiva. La bozza prevede che gli operatori di comunicazioni elettroniche associno alle Sim intestate a minori offerte che includano sistemi di controllo parentale, mentre distributori e rivenditori autorizzati possano attivare e configurare questi strumenti al momento della consegna del dispositivo, su richiesta di chi esercita la responsabilità genitoriale. Un'altra ipotesi che andrà definita ascoltando i produttori è la predisposizione di sistemi di controllo parentale adeguati per età. Si tratta di una scelta importante perché consente di non scaricare tutta la protezione su un solo soggetto e di garantire più canali di attivazione delle tutele."
Ci saranno sanzioni per i genitori che non rispetteranno le nuove regole? Le opposizioni chiedono "minore timidezza" nei confronti delle Big Tech...
"La premessa è che le tutele devono rafforzare, non sostituire, la responsabilità genitoriale. Il punto non è una risposta solo punitiva, ma rendere le protezioni semplici ed efficaci. Allo stesso tempo, nessuna zona franca per le piattaforme: chi offre servizi digitali deve assumersi pienamente le proprie responsabilità, soprattutto verso i minori. D'altronde, questo governo non è stato affatto "timido" nei confronti delle Big Tech: in fase di trilogo sull'AI Act è stata l'Italia a spingere per un sistema di norme e sanzioni, mentre altri Paesi proponevano modelli basati su forme di autoregolazione affidate ai grandi player tecnologici."
Tra i punti più discussi c'è quello del limite di accesso ai social network. Da quale età scatterà?
"Su questo punto è bene essere chiari: non è ancora indicata una soglia anagrafica definitiva, che sia 15 anni o altra, perché ci stiamo concentrando sulla necessità di graduare l'accesso agli spazi digitali in base all'età e al livello di maturità del minore, evitando di cristallizzare su bito una cifra finale. Proprio per questo il lavoro in corso deve tenere insieme urgenza e solidità giuridica, evitando soluzioni simboliche che poi non reggano né stil piano tecnico né su quello europeo."
Resta aperta la questione dell'age verification. L'uso dell'IT-Wallet viene visto da alcuni come una possibile soluzione...
"Più che una suggestione, è una possibilità concreta già impostata. Il servizio di age verification potrà essere integrato nell'IT-Wallet pubblico e consentirà all'utente di dimostrare il possesso dell'età richiesta senza rivelare la propria identità. Il meccanismo si basa su attestati elettronici monouso emessi da IPZS sulla base della verifica effettuata tramite ANPR come fonte autentica. E un modello tra i più avanzati a livello europeo perché garantisce il cosiddetto doppio anonimato: il fornitore del servizio non conosce i dati personali dell'utente e chi rilascia l'attestato non sa per quali siti o servizi esso venga utilizzato. Quindi più tutela dei minori e più privacy."
Servirà un raccordo a livello europeo per evitare che ogni Paese vada in ordine sparso?
"Sì. L'Italia si è mossa in coerenza con il quadro europeo: la Commissione sta definendo un approccio comune all'age verification, inattesa della piena operatività dell'EUDI Wallet, e ha già reso disponibile una soluzione open source. Noi operiamo dentro questa cornice per evitare frammentazioni e disallineamenti, riducendo gli oneri per cittadini, piattaforme e amministrazioni."
Sui limiti di accesso ai social esiste già una proposta bipartisan in Senato. Perché non ripartire da lì?
"Ogni contributo parlamentare merita attenzione e un'opportuna valutazione. Quello di cui abbiamo bisogno è una disciplina che tenga insieme tutela dei minori, responsabilità delle piattaforme, strumenti applicabili e coerenza europea. 11 tema, quindi, è più ampio del solo limite anagrafico e richiede una soluzione completa. Dobbiamo anche valorizzare il lavoro che l'Italia sta portando avanti a livello internazionale su questo tema. È evidente la necessità di costruire un linguaggio comune tra Paesi diversi."
Prima dell'approdo del testo in Consiglio dei ministri incontrerete i rappresentanti delle piattaforme?
"Il confronto è utile, ma non può tradursi in un diritto di veto. Le regole le definisce il governo nell'interesse generale, soprattutto per tutelare i minori, Il dialogo serve a migliorare l'attuazione, non a sostituire l'indirizzo politico, che resta alle istituzioni. Inoltre, presso il Dipartimento per la trasformazione digitale è già attivo un tavolo di confronto con le piattaforme."