Intervista al Sottosegretario Butti a "Il Sole 24 Ore"
Butti: "Dopo il Pnrr servono finanziamenti più stabili"
Il Sole 24 Ore
Alessio Butti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, la posta in gioco è molto alta: il calcolo quantistico può dare un impulso allo sviluppo del Paese. Ma quali precondizioni mancano oggi affinché ciò accada?
"La prima è ridurre la frammentazione: l’Italia ha eccellenze scientifiche e competenze in computazione, comunicazione e sensoristica, ma oggi il sistema è ancora troppo frammentario e questo rallenta il trasferimento tecnologico, ossia portare il quantum verso casi d’uso industriali. La seconda è una governance stabile, capace di coordinare priorità e risorse, presidiare i rapporti con l’Europa e trasformare la strategia in bandi e iniziative continue. È esattamente l’impianto previsto dalla Strategia italiana per le tecnologie quantistiche adottata dal Citd. Fondamentali sono le competenze e gli investimenti pubblici e privati."
Finita la “prima ondata” da 229 milioni, quale meccanismo stabile di finanziamento sostituirà il Pnrr per evitare l’effetto fiammata e sostenere applicazioni industriale nel tempo?
"Nel 2021–24 il Mur ha destinato al quantum 229 milioni, in larga parte del Pnrr. La risposta sul lungo periodo però è un modello di programmazione pluriennale. La Strategia va in questa direzione e prevede una struttura di coordinamento con la capacità di gestire bandi e tenere insieme risorse e priorità nel tempo. In parallelo, dobbiamo diversificare le fonti (nazionali e Ue) e usare leve già sperimentate in altri dossier strategici quando i vincoli Pnrr diventano più stretti: combinare strumenti e capitoli di spesa diversi, senza interrompere i cantieri."
Cosa può fare il Governo per sostenere le startup italiane nel calcolo quantistico, in un panorama internazionale altamente competitivo?
"Oggi abbiamo una presenza ancora limitata di startup nel settore, nonostante la qualità della ricerca. Il Governo può agire su leve molto concrete. La prima è favorire l’accesso a infrastrutture e testbed (hardware, simulatori) perché nessuna startup può competere senza validare il proprio lavoro. La seconda è, come detto, migliorare il trasferimento tecnologico con strumenti che rendano più facile lo spin-off universitario, la tutela della proprietà intellettuale e la crescita. È questo il modello di ecosistema della Strategia: tradurre obiettivi in azioni lungo l’intera catena del valore, dai ricercatori alle imprese fino agli utenti finali, all’interno di una cornice normativa stabile."
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