Intervento del Sottosegretario Butti su "Il Sole 24 Ore"
Butti: "Aziende italiane in Usa tra progetti e convergenze"
La Missione
Nei prossimi giorni guiderò una delegazione italiana negli Stati Uniti. Saremo a New York, nel Research Triangle della North Carolina e infine a Washington, con un’agenda molto concreta. Intelligenza artificiale, quantum, reti 6G, cybersicurezza ed energia sono ormai parti dello stesso sistema. Su questi terreni si decideranno, nei prossimi anni, la forza industriale delle nazioni e la loro capacità di restare protagoniste. Per questo vogliamo aprire nuove collaborazioni con centri di ricerca, imprese e istituzioni americane. La competizione tecnologica, del resto, è già cambiata. Avere buone idee e sviluppare prodotti innovativi non basta più: contano la potenza di calcolo disponibile, la sicurezza delle reti, l’accesso a energia, semiconduttori e dati. La posta in gioco riguarda l’intero sistema produttivo, dalla manifattura alla farmaceutica, dallo spazio all’energia. Dipendere da altri su questi snodi limita competitività e libertà di scelta. L’Italia, su questo terreno, è più attrezzata di quanto a volte tendiamo a raccontarci. Abbiamo università e centri di ricerca di primo livello, imprese abituate a lavorare su tecnologie complesse e competenze apprezzate ben oltre i nostri confini. Con la Strategia italiana per le tecnologie quantistiche abbiamo dato una direzione precisa al lavoro dei prossimi anni. Adesso dobbiamo collegare meglio ricerca e impresa, attrarre investimenti e aiutare anche PMI e startup italiane a entrare nelle nuove filiere tecnologiche. La prima tappa sarà New York, dove parteciperò allo IonQ Investor Day. È un’occasione importante per confrontarci con una delle aziende che stanno spingendo più avanti la ricerca sul quantum. Vogliamo che collaborazioni come la Q-Alliance, alla quale IonQ aderisce, lascino in Italia competenze, applicazioni e opportunità industriali. Limitarsi ad acquistare tecnologia sviluppata altrove sarebbe la scelta più semplice, certamente non la più lungimirante. Ci sposteremo poi nel Research Triangle della North Carolina, dove università, centri di ricerca, istituzioni e imprese hanno imparato a lavorare insieme costruendo uno dei poli tecnologici più vivaci degli USA. Al Duke Quantum Center e a RTI International incontreremo chi dirige questo sistema sul piano scientifico e industriale. Vogliamo capire quali esperienze adattare all’Italia e su quali progetti collaborare subito. Il punto è portare più rapidamente brevetti e risultati della ricerca sul mercato, trasformandoli in imprese, produttività e lavoro qualificato. A Washington il confronto entrerà nel vivo sul piano politico. Alla Casa Bianca parleremo di come costruire, tra Paesi alleati, una base tecnologica affidabile e delle infrastrutture di calcolo necessarie allo sviluppo dell’AI e del quantum. Al Dipartimento di Stato riprenderò il dialogo avviato a Ginevra con Adam Cassady, Ambassador at Large for Cyberspace and Digital Policy. Da quel primo incontro è già scaturita l’adesione italiana al 6G Call to Action. Adesso possiamo fare un passo avanti sulle reti sicure, sui sistemi satellitari interoperabili e sull’approvvigionamento dei semiconduttori. Al Pentagono il tema sarà lo stretto legame tra potenza di calcolo, applicazioni di AI, disponibilità di energia e protezione delle infrastrutture critiche. In quella sede illustreremo anche Q-Arca, un progetto portato avanti con il Ministero della Difesa che si trova in fase di studio di fattibilità. L’idea è realizzare un’infrastruttura modulare nella quale supercalcolo, AI, tecnologie quantistiche, cybersicurezza ed energia possano operare in maniera integrata. La collaborazione con gli Stati Uniti si inserisce pienamente nella nostra appartenenza europea. L’Italia può aiutare la comunicazione tra i due grandi spazi tecnologici, aiutando l’Europa a innovare e portando nel rapporto transatlantico la nostra attenzione per la tutela dei diritti. Per noi sovranità tecnologica vuol dire disporre delle conoscenze e delle capacità necessarie per scegliere i partner, negoziare da una posizione credibile e non delegare ad altri le decisioni essenziali. Sono convinto che, al termine degli incontri, avremo referenti stabili, gruppi di lavoro con obiettivi precisi, progetti pilota e scadenze su cui confrontarci. Italia e USA hanno valori condivisi e interessi che, sulle tecnologie strategiche, coincidono in misura crescente. Ora occorre trasformare questa convergenza in progetti capaci di attrarre investimenti, aprire nuovi mercati alle imprese italiane e creare lavoro qualificato.