Intervento del Sottosegretario all'Innovazione Alessio Butti sulle pagine di "Milano Finanza"

Butti: "Serve un accordo internazionale affinché l’AI resti al servizio dell’uomo"

Data 22 settembre 2026
Argomenti Intelligenza artificialeQuantumCybersecurityAttività internazionali

Gli allarmi delle big tech su un’AI destinata a sfuggire al controllo meritano attenzione ma non giustificano una lettura fatalistica. Dietro questi sistemi ci sono imprese e persone che decidono quanto investire nella sicurezza, quali verifiche effettuare e quando mettere un prodotto sul mercato. L’autonomia di un software, per quanto ampia, non cancella la responsabilità di chi lo progetta, lo addestra e lo distribuisce. Se qualcuno ritiene di avere bruciato le tappe, spieghi quali errori ha commesso, quali rischi conosce e come intende porvi rimedio.

Dire che l’AI potrebbe sfuggire di mano non può diventare un modo per sottrarsi alle conseguenze delle proprie scelte. Non sarebbe la prima volta che affrontiamo i pericoli di ciò che abbiamo inventato. È accaduto con le armi atomiche e biologiche, di fronte alle quali si è cercato di fissare limiti e concordare controlli. Nel digitale abbiamo lasciato correre troppo, anche perché per anni ci siamo raccontati che il mondo virtuale fosse separato dalla vita reale. Le conseguenze invece le vediamo ogni giorno. Quando diventa difficile staccarsi dai social e il bisogno di approvazione condiziona ciò che diciamo e pensiamo, a risentirne è la nostra libertà di giudizio. Sarebbe comodo considerarlo soltanto un problema dei ragazzi. Riguarda anche noi adulti, e le piattaforme non possono ritenersi sollevate dalle proprie responsabilità perché un utente ha compiuto 18 anni.Non credo in un arresto indiscriminato dell’intelligenza artificiale. Ritengo invece legittimo e, in alcuni casi, necessario sospendere lo sviluppo o la diffusione di specifici sistemi quando chi li produce non è in grado di dimostrarne la sicurezza, la controllabilità e la conformità alle regole. Non possiamo lasciare decisioni di questa portata ai consigli di amministrazione di poche aziende.

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha indicato la necessità di un’intesa internazionale, una sorta di accordo di non proliferazione per le applicazioni che mettono in pericolo la dignità e la sicurezza delle persone. Perché abbia valore, quell’intesa dovrà prevedere obblighi precisi, valutazioni indipendenti, tracciabilità e strumenti per verificare il rispetto degli impegni.

L’Europa ha cominciato a fissare questi limiti con l’AI Act. È un testo migliorabile, ma affronta un problema al quale i governi devono dare risposta. Con la legge 132 del 2025 abbiamo proseguito questo lavoro in Italia, assumendo come riferimento i principi della Costituzione e la responsabilità umana nelle decisioni affidate alla tecnologia. Abbiamo previsto sanzioni penali per la diffusione illecita di deepfake e aggravanti per i reati commessi attraverso l’AI. Nella stessa legge abbiamo favorito la ricerca sanitaria di interesse pubblico, subordinando l’utilizzo dei dati a condizioni e garanzie precise. È una scelta chiara: vogliamo che la ricerca proceda e le imprese investano, sapendo quali regole rispettare e quali tutele spettano ai cittadini.

Le norme tuttavia non bastano. La sovranità sull’intelligenza artificiale richiede disponibilità o accesso sicuro a capacità di calcolo, energia, semiconduttori, reti e infrastrutture digitali. Richiede test di sicurezza, audit dei sistemi e degli agenti, protezione delle infrastrutture critiche e controllo sui dati strategici. Regole senza capacità tecnologica producono dipendenza; infrastrutture senza regole concentrano il potere. Il patrimonio scientifico e manifatturiero italiano ci consente di contribuire alle tecnologie che renderanno l’AI affidabile.

È la prospettiva che ho portato nella missione negli Stati Uniti della settimana scorsa. Nei colloqui alla Casa Bianca con Ethan Klein, chief technology officer degli Stati Uniti, al Dipartimento di Stato e al Pentagono è emersa una concreta convergenza sulla necessità di affrontare insieme AI, quantum, cybersicurezza, energia e sicurezza delle filiere. Si è aperta anche la possibilità di dare a questa cooperazione una cornice più organica. In tale quadro ho presentato Q-Arca, progetto italiano che integra AI, calcolo ad alte prestazioni, quantum, cybersicurezza ed energia. Può diventare una piattaforma europea affidabile e sviluppare, nel coordinamento con le amministrazioni competenti, capacità destinate alle infrastrutture critiche, all’interesse pubblico e alla difesa. La collaborazione può partire dalla logistica, dalla manutenzione predittiva e dalla gestione delle emergenze, per estendersi al quantum, al 6G sicuro e interoperabile, ai satelliti e ai semiconduttori affidabili. L’obiettivo è tradurre il confronto politico in ricerca congiunta, sperimentazioni e infrastrutture concrete.

Regolare, investire e cooperare con gli alleati è la nostra linea. L’innovazione deve rimanere al servizio dell’uomo. Perché ciò accada, il potere tecnologico deve sempre accompagnarsi a responsabilità verificabili.

Potrebbero interessarti

Articolo17 settembre 2025

Approvata in via definitiva la legge italiana sull’Intelligenza Artificiale

Butti: "Italia primo Paese UE con quadro nazionale allineato all’AI Act. Governance con ACN e AgID e 1 miliardo di euro per startup e PMI"

Intervento14 settembre 2026

Intervento del Sottosegretario di Stato Alessio Butti al TG1

Tra Italia e Stati Uniti si rafforza il confronto sulle tecnologie strategiche, dall'intelligenza artificiale al quantistico, fino a cybersicurezza ed energia.